Suini


Analogamente a quanto sta verificandosi nella Comunità Europea, in questi anni la suinicoltura in Italia è sottoposta a profondi cambiamenti strutturali ed organizzativi.
Si è registrata una contrazione del patrimonio suinicolo nazionale la cui consistenza nel 2013 è stata di circa 8.561 milioni di capi (-8,1% rispetto al 2010, dati Eurostat).
La riduzione ha interessato in modo particolare il parco scrofe, ed è stata spinta principalmente ed in modo congiunto dalla ripresa delle tensioni sui prezzi delle materie prime e dall’adeguamento alla norme comunitarie sul benessere animale, con il divieto di stabulazione in gabbia delle scrofe gestanti.
A seguito di tali cambiamenti, il moderno allevamento suinicolo richiede sempre più strutture e management di carattere industriale, per garantire la necessaria produttività e competitività sul mercato nazionale e comunitario.
Per motivazioni igienico-sanitarie e organizzative, si è notevolmente diffuso l’allevamento a “siti” separati, ove poter sviluppare un adeguato sistema di biosicurezza per  migliorare la sanità degli animali e le loro prestazioni produttive.
Questo sistema, in cui ogni fase è controllata e coordinata con le altre, prevede 3 “siti” produttivi distinti:
sito 1 Scrofaia (riproduzione)
sito 2 Post-svezzamento
sito 3 Accrescimento-ingrasso

Riproduzione

Rappresenta indubbiamente una fase strategica in grado di condizionare profondamente la redditività dell’azienda.
Gli indici tecnici degli allevamenti suinicoli italiani (dati CRPA) negli ultimi anni registrano un buon miglioramento nel numero dei suinetti svezzati per scrofa (23,60 nel 2013), benché ci siano ampi margini di miglioramento per avvicinare la produttività dei Paesi nord europea.
La selezione genetica permette il raggiungimento di livelli produttivi sempre più rilevanti (più di 30 suinetti svezzati/scrofa anno).
Per sostenere tale produttività, le scrofe richiedono fabbisogni nutrizionali sempre più elevati, che devono essere soddisfatti con mangimi specifici e bilanciati per ogni fase produttiva:

La fase di accrescimento scrofetta ha l’obiettivo fondamentale di sviluppare un animale robusto sotto l’aspetto osseo e muscolare, per garantire una prolungata carriera riproduttiva.
Il periodo di lattazione varia normalmente dalle 3 alle 4 settimane di vita, durante le quali le covate sono alimentate principalmente con latte della madre.
Per tale motivo è fondamentale garantire una elevata produzione di latte da parte della scrofa, attraverso un programma alimentare specifico.

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Post-svezzamento

I suinetti provenienti dalla sala parto sono allevati in strutture a terra o in gabbiette, e alimentati con mangimi caratterizzati da elevata digeribilità e appetibilità.
È una fase di allevamento molto delicata, e la dieta gioca un ruolo fondamentale sulla funzionalità dell’organismo e sulle prestazioni produttive dei suinetti.
L’alimentazione è somministrata prevalentemente in forma solida “a volontà”, garantendo la costante disponibilità di alimento fresco e appetibile. Il programma alimentare standard prevede la somministrazione di 2 o 3 tipi di mangimi in relazione all’età e al peso vivo degli animali.
La fase di post-svezzamento dura generalmente circa 55-60 giorni, e il suinetto raggiunge il peso vivo di 30-32 Kg, idoneo per il successivo trasferimento nella fase accrescimento-ingrasso.

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Fase accrescimento-ingrasso

L’allevamento suinicolo nazionale è finalizzato principalmente alla produzione del “suino pesante” da trasformazione allevato a un peso di circa 165-170 Kg e macellato a un’età di almeno 9 mesi, in accordo a quanto previsto dal Disciplinare DOP del Prosciutto di Parma e San Daniele.
La fase di accrescimento-ingrasso ha una durata di circa 190-200 giorni.
In questa fase i suini sono alimentati con un’alimentazione “razionata” e con differenti (3-4) tipi di mangime, applicando il principio dell’alimentazione “a fasi”.
Ciò consente di ottimizzare il rendimento zootecnico dell’animale (indice di conversione alimentare), ottenere una carcassa dalle pregiate caratteristiche organolettiche e ridurre efficacemente il carico zootecnico inquinante sull’ambiente.
Accanto a questa produzione tipica della nostra suinicoltura, negli ultimi anni si sta sviluppando una nuova strategia per la produzione del “suino intermedio”, caratterizzato da un ciclo più breve (140-150 gg) e da un peso vivo di circa 130-140 Kg.
La carcassa di tale suino è più magra del suino pesante, e si adatta maggiormente al consumo fresco ed alle lavorazioni cotte.

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